KUM! Cantiere: Avere cura
“La salute vive nel silenzio degli organi”, scriveva un celebre medico francese un secolo fa. Ma da allora quel silenzio non ha più avuto modo di tacere. I nostri saperi medici, scientifici, tecnologici, economici, antropologici, hanno fatto di tutto per portare quel silenzio alla parola, alla quantificazione del numero, al monitoraggio incessante.
Non ci preoccupiamo più soltanto della malattia, questo grido che un corpo o un'anima sofferenti emettono apertamente. Ci preoccupiamo anche e soprattutto della salute, perché abbiamo tradotto la salute in un pullulare di segni, indizi, sintomi, che fanno di quella quiete sempre sospetta una tempesta sempre incipiente. Come pensare questa salute che le nostre pratiche individuali e collettive tendono a risolvere in una blanda ma insanabile patologia?
Come rilanciare il grande progetto democratico di una sanità pubblica, accessibile a tutti e attenta a ciascuno, nel tempo in cui la salute dei singoli si rivela sempre più intrecciata alla salute dei collettivi e degli ambienti, e i destini individuali si rivelano sempre più intrecciati al funzionamento di una megamacchina economico-scientifica?
Come tenere insieme, in altri termini, salute e salvezza, queste parole che per millenni abbiamo creduto sinonime, da qualche secolo abbiamo voluto distinguere con cura, e oggi dobbiamo nuovamente interrogare nella loro risonanza?
