Matteo Garrone

Matteo Garrone nasce a Roma nel 1968.

Nel 1996 realizza, con la sua casa di produzione Archimede, il primo lungometraggio, Terra di mezzo. Nel 1998 realizza il suo secondo film, Ospiti, e nel 2000 Estate romana.

L’imbalsamatore (2002) riceve il David di Donatello per la migliore sceneggiatura e il migliore attore non protagonista e il Nastro d’Argento per il miglior montaggio.

Nel 2004 è in concorso alla Berlinale con Primo amore, premiato con l’Orso d’argento per la migliore colonna sonora.

Nel 2008 firma Gomorra, che conquista il Grand Prix al Festival di Cannes; vince 5 Premi EFA, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, 7 David di Donatello e 2 Nastri d’Argento; viene candidato dall’Italia come Miglior Film Straniero agli Oscar ed entra nella cinquina dei Golden Globes, oltre a ricevere la candidatura ai BAFTA e ai César.

Con Reality (2012) ottiene di nuovo il Grand Prix al Festival di Cannes, 3 David di Donatello e 3 Nastri d’Argento; tornerà a Cannes anche nel 2015 con Il racconto dei racconti, con cui vince 7 David di Donatello e 3 Nastri d’Argento.

Nel 2018 Dogman viene premiato con la Palma d’Oro per il Migliore Attore, vince 9 David di Donatello e 8 Nastri d’Argento e viene candidato dall’Italia agli Oscar come Miglior Film Straniero.

Nel 2019 porta in sala Pinocchio, che si aggiudica 5 David di Donatello e 4 Nastri d’Argento, oltre a due candidature agli Oscar per Miglior Trucco e Miglior Costume.

Io Capitano è il suo ultimo film, presentato all’80ª Mostra del Cinema di Venezia. Ha vinto il Leone d’Argento per la Miglior Regia e il Premio Mastroianni a Seydou Sarr come Miglior Attore emergente. Candidato nella cinquina come Miglior Film Internazionale sia ai Golden Globe che agli Academy Awards, ha vinto 7 David di Donatello ed è stato distribuito in tutto il mondo da Pathé.

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Andrea Bellavita e Matteo Garrone attraversano il cinema del regista seguendo il filo rosso della violenza, da L’imbalsamatore e Gomorra fino a Dogman e Pinocchio. Un dialogo sulla violenza non come semplice accidente narrativo, ma come condizione profondamente umana.