LA TENTAZIONEDELLA VIOLENZA
23-25 ottobre 2026 Perugia | X EDIZIONE

Si chiama KUM! ed è il festival ideato da Massimo Recalcati per mettere al centro del discorso pubblico e della diffusione dei saperi i temi della cura e del prendersi cura, della salute e della malattia, del benessere e del disagio, nelle loro molteplici declinazioni filosofiche e psicologiche, mediche e scientifiche, sociali e politiche.

Nel 2026 KUM! celebra la sua decima edizione e approda per la prima volta a Perugia. Dieci anni di incontri, dialoghi e riflessioni che hanno interrogato il presente attraverso la psicoanalisi, la filosofia, la letteratura e le scienze umane. Il tema scelto per questa edizione, La tentazione della violenza, invita a confrontarsi con una delle questioni più urgenti e complesse del nostro tempo.

88000
Partecipanti in tutta italia
500
Relatori
600
Ore di archivio
10
Anni di pensieri condiviso

KUM! Festival

La tentazione della violenza

Quella cosa che chiamiamo violenza è ovunque. È nelle periferie delle nostre città come nei quartieri bene. È nelle periferie del mondo come alle porte dell’Europa. È nelle famiglie e nelle coppie come nel profondo di ciascuno di noi.
Che si presenti come disagio sociale, come guerra tra superpotenze, come impossibilità individuale di governare l’incandescenza della pulsione, la violenza ha mille maschere e il nostro tempo sembra destinato a vedere il ritorno di quelle mille maschere dietro alle quali c’è un unico volto, quello della volontà di sopraffazione, della tentazione di depredare e di uccidere…

La decima edizione di KUM! Festival si apre alle ore 17.00 con i saluti istituzionali e prosegue, alle ore 17.30, con la Lectio Magistralis del Direttore scientifico Massimo Recalcati.

La prenotazione è unica per l’Inaugurazione e la Lectio Magistralis e non consente l’accesso al solo appuntamento delle ore 17.30. Si applicano pertanto le tempistiche previste per l’evento delle ore 17.00, compreso l’arrivo anticipato richiesto per garantire la validità della prenotazione.

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KUM!

La parola che dà titolo al festival proviene dall’aramaico, l’antica lingua della Bibbia, e significa: Alzati!

È l’invito che Gesù rivolge alla fanciulla che ha risanato miracolosamente, e racchiude il miracolo di ogni cura e l’incalcolabile di ogni guarigione: la vita riprende il cammino della vita.

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Il connubio tra mito e violenza è all’origine del fascismo storico e continua ad alimentare i fascismi del nostro tempo. Mussolini, fin dalla sua giovinezza socialista, fa proprio quel connubio ricavandone un metodo con cui mobilitare sistematicamente le masse. La denegazione del reale diventa così il principio fondante l’intera metafisica del fascismo, che in questo si rivela solidale con quella dismissione della verità teorizzata da una parte consistente del pensiero filosofico novecentesco.

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Cosa succede quando la tentazione della violenza, nelle sue forme concrete e simboliche, proviene direttamente dallo Stato? Quando comunicazione e propaganda politica utilizzano e inscenano la violenza fino a farne una pedagogia? Quando il conflitto viene sedato perché pericoloso, anziché essere interpellato come vero e proprio lievito della democrazia?

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La fragilità come condizione costitutiva degli umani.
Quello che si può fare è svelare le nostre ferite e federarle.
Possiamo provare a trasformare la fragilità in una forza, trovare un moto espansivo dalla tristezza alla lietezza.

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Irene, adolescente, aggredisce la madre incinta fino quasi a ucciderla. Il suo gesto non racconta odio: dà forma violenta a un legame d'amore in cui è invischiata, e alla paura di perdere, insieme ai genitori, una parte del proprio sé. Le aggressioni degli adolescenti ai familiari e degli adulti agli oggetti d'amore sono segno della patologia di un'epoca, che Mauro Grimoldi ci insegna a conoscere.

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Il fascismo è stato un evento storico, un’ideologia politica, un regime. Ma anche una macchina del consenso che articolava polarità opposte: destra e sinistra, reazione e rivoluzione, mito e tecnica. In questo modo, usando anche le armi degli avversari, finiva per occupare tutto il campo disponibile. Per fronteggiarlo, oggi come allora, non basta porsi ai suoi antipodi. Occorre smontare la sua macchina metafisica, senza paura di calarsi nella sua zona d’ombra, che è anche la nostra.

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Violenza e intelligenza artificiale sembrano mondi lontani. Eppure abitano entrambe il nostro quotidiano. Entrambe prendono corpo nei gesti, nelle parole, nelle scelte e nelle relazioni della vita di tutti i giorni. È da questa prossimità, spesso invisibile, che emerge il loro intreccio. L'intelligenza artificiale può rendere invisibile l'altro, irrigidire le differenze e amplificare dinamiche di esclusione. Ma può anche affinare l'attenzione, sostenere il riconoscimento e alimentare pratiche di responsabilità.

Evento in sinergia tra Orizzonti Digitali - L'era della co-intelligenza e KUM! X edizione - La tentazione della violenza

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La violenza nell'epoca digitale non riguarda soltanto nuove forme di aggressione online. Nasce dalla trasformazione del mondo digitale come nuovo ambiente della nostra esperienza quotidiana. In questo ecosistema, il potere si esercita sempre meno attraverso la forza e sempre più mediante il controllo dell'informazione, dell'attenzione e della produzione di senso. Comprendere la violenza digitale significa interrogare le condizioni tecnologiche che disegnano silenziosamente il mondo reale e virtuale che abitiamo ogni giorno.

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Mohandas Gandhi sembra una figura irraggiungibile e inutile. Il Ritratto che ce ne offrirà Roberto Mancini porterà invece alla luce l’efficacia della sua sperimentazione chiarendo come essa sia in grado di ispirare anche nel nostro tempo un’azione collettiva capace di sfuggire alla morsa della violenza globale.

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L’adulazione è una pratica molto antica che oggi è all’ordine del giorno. Mentre la sfera pubblica, attraverso i social network, è pervasa da polarizzazione e ostilità, i chatbot con cui conversiamo sono programmati per trattarci in modo calcolatamente adulatorio. Quali forme di violenza si insinuano in queste pratiche di adulazione impersonale? E quale relazione si instaura, nello specchio algoritmico, tra potere e servitù?

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Mahatma Gandhi sosteneva che «il perdono è l’attributo dei forti». Perdonare non significa infatti mettersi in una posizione di passiva rassegnazione. Il perdono può essere un dono che facciamo agli altri e a noi stessi. Ma com’è stato detto, perdonare non è facile, non basta volerlo. Perdonare è un’arte. Richiede metodo e applicazione. Ed è un’arte paradossale, il cui segreto sta nel comprendere che il perdono non è questione di volontà o di dovere.

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La violenza contro gli operatori sanitari è sempre più diffusa e preoccupante per numero crescente di episodi, conseguenze psicofisiche sui professionisti, ricadute sociali. Il fenomeno assume tratti ancora più gravi quando la cura riguarda bambini e adolescenti, come nelle cure palliative pediatriche e nei disturbi dell’alimentazione. Il carico emotivo altissimo, e la negazione o la reazione aggressiva sono dietro l'angolo. Come pensare questo complesso di problemi psicologici e culturali, quali strumenti e strategie possono sostenere i professionisti nell’affrontare situazioni di aggressività sempre più diffuse?

Introduzione di Monica Beccaro
A cura di Fondazione Hospice Mt. Chiantore Seràgnoli

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Si parla spesso di amore, ma sempre più raramente di relazioni. Il mandato familiare e sociale che ha orientato la crescita delle nuove generazioni è quello di essere autonomi e di non dipendere da nessuno. La dipendenza affettiva appare spesso come il male dei nostri giorni. Ma è una caratteristica umana fondamentale, e proprio la sua mancata legittimazione spiega molti aspetti della disperazione e della violenza giovanile odierna. Viceversa, è la possibilità di stare in una relazione autentica a offrire il più potente antidoto alla distruttività.

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La violenza non investe i rapporti umani da fuori, come un fatto estraneo e mostruoso. Nasce dall’interno dei rapporti umani, come una possibilità inscritta nelle forme più comuni del legame. E così, a un’idea rassicurante ma paralizzante - la violenza è un evento estraneo, un’irruzione incomprensibile - dobbiamo affiancare un’idea più inquietante ma anche più promettente: la violenza nasce da ciò che ci è più familiare, ed è maneggiando ciò che ci è più familiare che può essere trattata.

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La Spagna finisce dove cominciano le rotonde della periferia, dove i palazzoni dell’edilizia popolare restano sospesi nel vuoto come astronavi rimaste senza carburante. Astronavi sovietiche, atterrate cinquant’anni fa sui campi coltivati per dare un tetto ai nostri genitori, che lavoravano dodici ore al giorno per comprarci scarpe di marca e televisori a colori. La periferia è il luogo in cui il capitalismo perde l'eleganza e mostra le cuciture. La periferia non mente mai.

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C’è un filo rosso che attraversa tutto il cinema di Matteo Garrone, uno dei più importanti autori del cinema italiano contemporaneo. Lo vediamo in pellicole come L’imbalsamatore, Primo amore, Gomorra e Dogman, ma anche, sottotraccia, in Reality, Il racconto dei racconti, Pinocchio. È il filo rosso del sangue versato, o risparmiato, della violenza. Che non è accidente, caso, ma condizione umana.

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Negli anni Trenta del Novecento Rachel Bespaloff risale all’origine della nostra storia e rilegge l’Iliade come antidoto alla barbarie nazista, come occasione per ritrovare un’etica capace di risponderle. Ettore, Achille, Elena, Priamo ci indicano un altrove rispetto al caos della guerra. Danno luogo a istanti eterni, «tregue sacre» che esaltano la tenerezza per la caducità del mondo, la vulnerabilità umana, il prestigio della debolezza.

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Se la famiglia è la nostra scatola nera, è una scatola nera a sé stante o si trova a sua volta dentro un'altra scatola nera? La violenza famigliare estrema, e il trauma che essa produce in un bambino, è una bomba che uno si porta dentro per sempre oppure si può disinnescare? Se si potesse eliminare la famiglia, elimineremmo anche la violenza che c'è dentro questa scatola nera oppure la trasferiremmo in un'altra scatola nera? Dio Patria Famiglia, non è forse il tentativo di mettere una scatola nera dentro altre scatole nere, creare una matrioska di scatole nere?

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In un'epoca segnata dal ritorno della violenza, tanto negli scenari internazionali quanto nelle città e nelle famiglie, sempre più importante diventa il contributo dei saperi umanistici alla decifrazione del nostro presente e alla progettazione del nostro futuro. Quale può essere, di fronte a questa sfida epocale, il contributo delle università, che da sempre custodiscono e promuovono quei saperi mettendoli al servizio della comunità e delle nuove generazioni? Ne discutono il rettore dell'Università di Perugia con un panel di docenti e studiosi di primo piano dell'Ateneo della nostra città.

Modera Claudia Mazzeschi
In collaborazione con UNIPG

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Un testo tradizionale si interroga sulle cause del litigio fra Caino e Abele, risoltosi nel primo omicidio della storia umana. Alcuni sostengono fosse una questione di donne. Altri che la disputa nascesse da contenziosi territoriali. Se il motivo del litigio è ignoto, chiarissima è la dinamica: Caino è il responsabile di quanto avvenuto. Ma cosa ha fatto Abele per prevenire l’accaduto? Nulla, e proprio per questo è definito «il muto», nell’esegesi tradizionale. La torah ci invita insomma a pensare alla circolarità dei conflitti. Come mantenere un principio di responsabilità se non si può sapere chi ha iniziato?

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Quelli che nella memoria collettiva sono gli «anni di piombo» sono anche stati il decennio maggiormente riformatore nella storia della repubblica italiana, soprattutto per quanto ha riguardato i diritti dei cittadini. È in questo contesto che merita considerazione il tema della violenza, a partire dalla connotazione storica e materiale di quella violenza. Il «piombo» si riferisce prevalentemente al terrorismo di matrice rossa. Quello di matrice nera usava soprattutto il tritolo. Che cosa ci insegna questo confronto tra piombo e tritolo?

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La vicenda del vitello d’oro, l’idolo costruito dal popolo durante l’assenza di Mosè, costituisce uno dei momenti più tragici e controversi del racconto mosaico. Al suo ritorno dal Sinai, Mosè reagisce infatti all’apostasia ordinando l’uccisione di quanti hanno partecipato al culto dell’idolo. Ma chi ordina realmente l’esecuzione? In nome di quale autorità viene giustificata quella violenza? E quale ruolo assume Mosè all’interno di una sequenza fatta di molti piani, di parole umane, di commenti ulteriori, di vuoti narrativi?

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Una conversazione tra Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, e Raffaele Giuliani, studente e divulgatore su TikTok e Instagram, per interrogarsi sul rapporto tra giovani e violenza. Due prospettive e due generazioni a confronto sulle forme che la violenza assume oggi e su come viene vissuta, raccontata e percepita dalle nuove generazioni.

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Il capitalismo è una delle forze trainanti della storia degli ultimi secoli. Vero. Il capitalismo è una delle cause decisive delle guerre degli ultimi secoli. Vero anche questo. Dunque? Dunque c’è capitalismo e capitalismo, e si tratta di imparare a capire, a distinguere, a scegliere consapevolmente, e a prenderci cura delle differenze.

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La prima guerra che Francesco vince è quella contro se stesso. lì viene firmato il primo trattato di pace, con cui Francesco cambia completamente il suo atteggiamento verso la vita. Ma questo accade perché Francesco smette di essere in guerra con Dio, cioè con quel senso che tiene in piedi l’esistenza davanti alla tentazione del Nulla. Il dono più bello di questa pace con Dio padre sarà per Francesco il dono degli altri come fratelli.

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Un paio di mesi fa il CEO di Palantir ha accusato il CEO di Anthropic di marxismo. Difficilmente potremmo immaginare che l'amministratore delegato di un colosso tecnologico accusi un competitor di aristotelismo, o magari di simpatie hegeliane. Perché Marx è diverso? E perché il suo pensiero, volenti o nolenti, va al cuore del nostro tempo?

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Freud mostra che ogni forma di vita associata comporta una rinuncia pulsionale. Stare con l’altro significa che non potremo godere di tutto, che non tutto ciò che il nostro lato più oscuro ricerca segretamente potrà trovare soddisfazione. È ciò che Freud chiama disagio della civiltà. Non c’è civiltà senza il disagio sempre incombente di questo addio al godimento. Ma rinuncia non significa cancellazione, e la tentazione della violenza è sempre la tentazione di fare ritorno al godimento originario, alla sua smisurata affermazione, alla sua cecità nei confronti dell’altro.

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La violenza non lascia soltanto ferite visibili. Ogni forma di sopraffazione – fisica, psicologica, economica – attiva nel nostro organismo una risposta di stress. Se questa si prolunga nel tempo può alterare il funzionamento del cervello, del sistema immunitario, del cuore e del metabolismo. Antonella Viola ci racconta come una risposta nata per proteggerci possa trasformarsi in fattore di rischio.

Intervista condotta da Antonio Sanfrancesco

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Geppi Cucciari
Intervistata da Gabriella Nobile

Una conversazione con Geppi Cucciari

Una conversazione in cui Geppi Cucciari si racconta a trecentosessanta gradi: le origini della sua comicità, la riflessione sui grandi temi della convivenza civile, l'indagine sulla condizione femminile, attraverso la condivisione della sua storia personale e professionale, che tiene insieme l'alto e il basso, il quotidiano e l'eterno, il comico e il tragico, il presente e il futuro.

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Comitato scientifico
KUM! Festival
Il Comitato scientifico di KUM! orienta il percorso culturale del festival, contribuendo alla scelta dei temi e alla costruzione degli incontri attraverso competenze diverse tra filosofia, psicoanalisi, educazione e cura.
Massimo Recalcati
Direzione Scientifica KUM! Festival
Massimo Recalcati è psicoanalista e saggista. La sua ricerca attraversa la clinica dei nuovi sintomi, il pensiero di Jacques Lacan e le trasformazioni della società contemporanea, con particolare attenzione al rapporto tra psicoanalisi, arte, politica e legami familiari.
Federico Leoni
Coordinamento Scientifico KUM! Festival
Federico Leoni è filosofo e docente all’Università di Verona. Si occupa di filosofia, psicoanalisi ed estetica, con particolare attenzione al soggetto, all’immagine e alle forme della contemporaneità.
Maurizio Balsamo
Comitato Scientifico KUM! Festival
Maurizio Balsamo è psichiatra e psicoanalista. La sua ricerca attraversa la psicopatologia psicoanalitica, la formazione analitica e il dialogo tra psicoanalisi, storia e cultura.
Roberto Esposito
Comitato Scientifico KUM! Festival
Roberto Esposito è filosofo e docente presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. La sua ricerca si concentra sulla filosofia politica contemporanea, con particolare attenzione al tema delle istituzioni.
Simona Forti
Comitato Scientifico KUM! Festival
Simona Forti è filosofa e docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa. La sua ricerca attraversa filosofia politica, totalitarismo, biopolitica e riflessione contemporanea sul potere e sul male.
Isabella Guanzini
Comitato Scientifico KUM! Festival
Isabella Guanzini è filosofa e docente all’Università di Vienna. La sua ricerca intreccia filosofia della religione, teologia, estetica e psicoanalisi, con attenzione al dialogo tra cristianesimo e pensiero contemporaneo.
Giovanna Melandri
Comitato Scientifico KUM! Festival
Giovanna Melandri è economista, ambientalista ed esperta di politiche culturali. Già ministra, è presidente del MAXXI e si occupa di innovazione sociale, cultura e impact economy.
Riccardo Panattoni
Comitato Scientifico KUM! Festival
Riccardo Panattoni è filosofo e docente all’Università di Verona. La sua ricerca si muove tra filosofia, psicoanalisi e arte, con particolare attenzione alla relazione tra lo statuto del soggetto e quello dell’immagine.
Rocco Ronchi
Comitato Scientifico KUM! Festival
Rocco Ronchi è filosofo e docente. Si occupa di filosofia teoretica, psicoanalisi e pensiero contemporaneo, dirigendo progetti di ricerca e formazione tra filosofia e clinica.
Per la prima volta a Perugia

Una città di storia, cultura e università accoglie KUM! Festival per aprire insieme un nuovo decennio di dialogo, conoscenza e partecipazione.
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