KUM! Festival

Curare,
Educare,
Governare.

La Mole
Ancona

Si chiama KUM! Festival ed è il progetto di Massimo Recalcati per la Mole Vanvitelliana di Ancona.

Il sottotitolo, Curare, Educare, Governare - i tre mestieri impossibili secondo Freud - amplia il campo della riflessione e sottolinea la difficoltà e l’ambiguità del curare e del prendersi cura.

Ancona diviene così la città in cui i temi del welfare, della politica sanitaria, del disagio, della cura e delle sue possibili declinazioni filosofiche e sociali vengono trattati all’interno del suo antico Lazzaretto.

Massimo Recalcati KUM! Festival

Mancava in Italia un luogo aperto di riflessione sul tema della cura e delle sue diverse pratiche.

Abbiamo creato questo luogo situandolo nella suggestiva Mole Vanvitelliana di Ancona dove ogni anno invitiamo a dialogare tra loro non solo specialisti della clinica (psicoanalisti, psichiatri, medici, pedagogisti), ma anche filosofi, antropologi, storici, scrittori, intellettuali che hanno, in forme diverse, una presa diretta sul tema della cura dei differenti volti della sofferenza: del malato, della Polis, della Terra e di noi stessi.

La parola che identifica questo luogo è una parola antica: Kum!. Essa ricorre almeno due volte nel testo biblico. La prima a proposito delle vicende del profeta Giona. È la scena inaugurale dove Dio, rivolgendosi a Giona, lo scuote dal suo sonno profondo invitandolo ad ascoltare la parola che affida un compito: Kum!, sveglia! alzati! Si tratta di un imperativo onomatopeico che esige un movimento, una ripartenza, la responsabilità di un atto. La seconda occasione la troviamo nei racconti evangelici delle resurrezioni e delle guarigioni compiute da Gesù che rivolgendosi a Lazzaro ripete lo stesso imperativo: “Alzati e cammina!”.

Si tratta di una parola che bene si presta a riassumere il senso generale della cura: restituire la vita alla vita, consentire la ripartenza, riaprire in modo nuovo l’orizzonte del mondo. Freud aveva incluso le pratiche della cura, insieme a quelle dell’educare e del governare, nella serie dei mestieri considerati come “impossibili”. Curare, come educare e governare, significa, infatti, confrontarsi con l’esperienza di un impossibile che impone una distanza irriducibile da ogni utopia dell’Ideale. Non esiste cura cura tipo, cura universale, cura ideale. La pratica della cura è tale solo se si rivela capace di preservare l’attenzione per il particolare, per l’uno per l’uno, per il carattere assolutamente singolare – insacrificabile ad ogni universale – dell’esistenza.

Non esiste cura standard, cura anonima, cura protocollare. In questo senso ogni autentica pratica di cura ci ricorda che l’amore è sempre, come direbbe Lacan, “amore nome per nome”. È un principio che non coinvolge solo la gestione strettamente clinica dei rapporti di cura, ma si deve allargare eticamente coinvolgendo la vita collettiva della polis e delle sue istituzioni, quella dei gruppi e dei legami sociali, il nostro passato e il nostro futuro, la vita stessa della Terra.

Massimo Recalcati, Direttore Scientifico