KUM! Cantieri

Ancona, Mole Vanvitelliana

Si chiama KUM! Festival ed è il progetto di Massimo Recalcati per la Mole Vanvitelliana di Ancona.

Il sottotitolo, Cantieri, mette l’accento sull’urgenza della ripartenza, sulla necessità di reinventare categorie teoriche e soluzioni pratiche, sulla bellezza del lavoro che noi tutti svolgiamo quotidianamente nella direzione della reinvenzione delle nostre vite e dei nostri contesti di esistenza.

Ancona diviene così la città in cui i temi della cura, del welfare, delle politiche sanitarie, del disagio sociale, della crisi climatica, nelle loro tante declinazioni mediche, sociali, filosofiche e psicologiche, ricevono una sorta di trattamento collettivo all’interno del più simbolico tra gli spazi di cura, il suo antico Lazzaretto.

Massimo Recalcati KUM! Festival

Mancava in Italia un luogo aperto di riflessione sul tema della cura e sulle sue diverse pratiche.

Abbiamo creato questo luogo situandolo nella suggestiva Mole Vanvitelliana di Ancona. Qui ogni anno invitiamo a dialogare tra loro non solo gli specialisti della clinica (medici, psicoanalisti, psichiatri, pedagogisti), ma anche filosofi, antropologi, storici, scrittori, intellettuali che lavorano in presa diretta sul tema della cura e dei differenti volti della sofferenza: quella del malato, quella della Polis, quella del pianeta Terra, quella di ciascuno di noi. La parola che identifica questo luogo è una parola antica: Kum!. Essa ricorre almeno due volte nel testo biblico. La prima a proposito delle vicende del profeta Giona. Dio, rivolgendosi a Giona, lo scuote dal suo sonno profondo rivolgendogli la parola: Kum!, sveglia!, alzati!

Si tratta di un imperativo onomatopeico, che esige un movimento, una ripartenza, una presa di responsabilità.

La seconda occasione la troviamo nei racconti evangelici delle resurrezioni e delle guarigioni compiute da Gesù, che alla figlia del notabile Giairo, morta da poco, lancia lo stesso appello: “Alzati e cammina!”. A sette anni dalla fondazione del festival ci ritroviamo al cuore del passaggio più arduo, quello che ci porta giorno dopo giorno ad attraversare una crisi senza precedenti, innescata da una pandemia durata ormai due anni e aggravata dalle sue conseguenze sociali, economiche, antropologiche. Per questo il Festival cambia pelle e adotta il nuovo sottotitolo Cantieri. Perché in ogni direzione, dalla scuola all’economia, dalla cultura alla sanità, dalle istituzioni all’ecologia, è più che mai necessario aprire un’officina, uno spazio di spregiudicata sperimentazione, un luogo che rinunci alla trasmissione di saperi precostituiti e metta le nostre idee e le nostre pratiche consolidate alla prova delle necessità impreviste di questo nostro tempo di interrogazione e di ripartenza.

Massimo Recalcati, Direttore Scientifico