Bambini e adolescenti: tutti lo siamo stati.

Tutti siamo consapevoli di quanto sia delicata questa fase della nostra vita.

In pochi si sono resi conto del peso insopportabile che hanno (e abbiamo) dovuto reggere sulle spalle: ansie, angosce, sensi di colpa e di insoddisfazione perenne sono state costanti della vita durante il periodo del Covid. Eppure, “abbiamo retto bene”, dice Uberto Zaccardi Merli.

I bambini e gli adolescenti hanno subito un forte trauma in uno dei periodi più fragili della crescita, ma non hanno perso la speranza nel futuro: sono stati messi a dura prova ma, come sottolinea il dottor Zuccardi Merli, hanno una minore propensione alla auto-distruzione. In compenso, hanno ora lo slancio necessario al fine di informarsi e comprendere il mondo che li circonda.

Nei bambini, tuttavia, è stato notato anche altro: la presenza continua e incessante delle figure genitoriali (in particolare quella materna) hanno influenzato il punto di vista dei piccoli che si sono ritrovati, ad un certo punto, davanti alla totale e improvvisa assenza di quelle persone che per loro significavano “casa”. Il risultato si è manifestato, quindi, in un pessimo senso dell’adattamento e nella paura dell’allontanamento.

Come biasimarli. Credo sia comprensibile ciò che sta accadendo: analizzando in modo oggettivo questo fenomeno è evidente che si trova un fattore comune. Ognuno di noi, tornato alla “quotidianità” interrotta dal lockdown, si è confrontato nuovamente con una normalità ormai dimenticata, fatta di situazioni positive come ostiche e impegnative. Tutti coloro che hanno avuto il coraggio di rientrare, passo dopo passo, in questa routine abbandonata hanno necessariamente commesso un sacrificio. Sono state, credo si possa affermare per certo, costrette a confrontarsi, faccia a faccia, con la paura che viene provocata dall’allontanamento con le “isole sicure”.

Nei bambini ogni emozione è amplificata, a maggior ragione se si tratta della famiglia che, a tutti gli effetti, risulta essere il più grande punto di riferimento almeno fino all’inizio dell’adolescenza e, molte volte, anche oltre.

Nonostante questo, Zaccardi propone ai partecipanti un punto di vista molto propositivo: le “generazioni Covid”, che così vengono chiamate, saranno ricche di punti di forza nuovi e costruiti nel tempo, attraverso situazioni avverse. Riusciranno così a costruire un futuro intenso, pieno (e lo spero davvero di cuore) di entusiasmo ed emotività, che possa sempre aiutarci a non allontanare quella parte fragile tanto spaventosa quanto fondamentale.

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