Donne e bambini. Escluse e deboli. Così Isabella Guanzini regala forma al suo intervento al KUM! Festival: scegliendo coloro che nella storia della letteratura mondiale e della sociologia sono sempre stati posizionati da una parte e nella leggera ombra. Ed è proprio scegliendo donne e bambini che la professoressa sottolinea e mette in evidenza la necessità di queste figure nella storia.

La Bibbia racconta di generazioni, di figli e dell’espressione del Creatore nel riflesso di questi: i bambini sono la più limpida definizione della nuova testimonianza.

Su ciò dovremmo fermarci a riflettere: istinti primari, reazioni incontrollate e lati “opachi” sono tutto quello che caratterizzano l’animo bambino e sono anche ciò che disegna, in modo fedele, il messaggio di Gesù.

Il periodo che abbiamo vissuto e che, tutt’ora, stiamo vivendo ci ha dato la possibilità di ascoltare per lungo (a volte interminabile) tempo voci vicine e lontane: renderci conto che tutto ciò che resta da fare in questo momento si racchiude in una proiezione futura che sia, come tende a specificare Isabella Guanzini, non solo sguardo in prospettiva ma attenzione a ciò che c’è alle nostre spalle. Un passato che, in modi differenti, ha “piantato” con pazienza e costanza semi di educazione. E così come le donne della Bibbia sono le porta-voci di un messaggio di accoglienza e resilienza, anche i bambini, ricchi di una nuova testimonianza.

Questo punto di vista abbraccia l’idea che, soprattutto dopo un momento di “assestamento” come quello odierno, le nuove generazioni (riflesso e propensione di vecchio e nuovo) possano e debbano proseguire con determinazione quella “via dei processi”, come viene definita da Papa Francesco, che richiede tempo, pazienza e coscienza di sé e del limite.

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