Partire dalla definizione di società come “formicaio digitale” è, senza dubbio, spossante; eppure rende l’idea di una realtà contemporanea caratterizzata da una digitalizzazione di massa. Noi che possiamo essere considerati gli “iniziatori” del XXI secolo siamo legati a questa modalità di trasmissione, contatto e condivisione in modo particolare: è così complessa da non poterla definire in poche parole ma necessita di lunghi e articolati ragionamenti generati anche e, soprattutto, dall’esperienza.

L’uomo è un animale non dotato, per via della noncuranza di Epimeteo, di alcuna capacità particolare: la sua è, infatti, un’esistenza caratterizzata principalmente da un duplice errore e quindi dalla necessità di costruirsi autonomamente. La domanda che sorge spontanea è quindi: la tecnologia e tutto ciò che è strettamente, o meno, legato a questa è utile in un processo di “costruzione autonoma” del genere umano?

La risposta potrebbe risultare paradossale nella sua complessità: secondo Stiegler, la digitalizzazione odierna sta, con il tempo, escludendo il cosiddetto principio di “doppio raddoppiamento epocale”. Si tratta di quel processo per cui, dapprima dell’avvento di una nuova tecnologia e subito dopo l’arrivo di questa, avvenga uno choc tecnologico ed un contro-choc.

Il rapporto uno-ad-uno che la nuova digitalizzazione genera automaticamente, chiuso esclusivamente a differenti tipologie di tecnologie, esclude perciò un contatto tecnologia-umano e quindi allontana un’interiorizzazione di ritorno.

Certa resta la convinzione che ogni epoca possieda la sua innovazione: il XXI secolo ha accettato, più o meno consapevolmente, una modifica radicale di ogni forma di legame, includendo ed escludendo abitudini piuttosto che attitudini.

L’uomo, inteso come adolescente, giovane, adulto e maturo deve imparare dal suo tempo ad integrare, nella propria essenza, una quotidianità anche ricca di potenti mezzi come questi, ma deve farlo con fermezza: l’innovazione è un vortice affascinante e, allo stesso tempo, spaventoso ma che possiamo “cogliere” nel giusto momento attraverso una corretta analisi dei nostri strumenti, lasciandoci guidare, in primo luogo, dalla filosofia.

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