Diluvio: pioggia dirotta, incessante, battente e soffocante.

Il diluvio ha sempre una causa scatenante, e in questi mesi tutti noi ci siamo trovati catapultati in una realtà totalmente estranea e nuova.

La dottoressa Ilaria Capua, virologa contemporanea di spicco, ha cercato di analizzare la duplice faccia di una stessa condizione, ovvero l’aspetto scientifico della formazione e della trasmissione del virus Covid-19 e le conseguenze e le ripercussioni sulle relazioni sociali, avvalendosi di una selezione di parole comuni ed altre più insolite.

Parole concatenate tra loro o prive di ogni legame tutte ad addensarsi in un diluvio confuso e soffocante che ha causato un cambiamento drastico delle nostre quotidiane abitudini e dell'impostazione sociale sedimentata con la globalizzazione.

Perciò di questo diluvio fanno parte parole di carattere scientifico, zoologico e soprattutto sociale, dato che il virus ci ha privato di uno stile di vita che permette la comunicazione verbale e fisica tra persone, rendendo difficile anche un semplice abbraccio tra due amici o la possibilità di poter viaggiare e quindi arricchire la propria persona.

“La pandemia la fanno le persone”: frase chiave per capire come ci sia stato una diffusione esponenziale, naturalmente a causa delle interconnessioni tra continenti e stati. Infatti si è andato a creare un nuovo concetto di mobilità, nato da una congettura di eventi negativi, come l’avvento del Capodanno lunare cinese, che a ridosso della scoperta di questo virus, ha comportato ad uno spostamento di una massa di persone, quindi ad un imminente contagio che poi fece confluire il virus in quasi tutte le parti del mondo.

Dal punto di vista zoologico, il virus ha colpito tutti i tipi di animali senza distinzioni tra pipistrelli ed esseri umani, a loro volta scimmie evolute.

L’uomo, in quanto animale sociale, ha la necessità di vivere in comunità e di condividere le proprie realtà fisicamente. Ma improvvisamente si è trovato costretto a cambiare la sua mentalità radicalmente e immediatamente con l’avvento della pandemia, sperimentando il concetto di distanziamento sociale. Questo aspetto ha fatto emergere la nostra maggiore fragilità, ovvero la necessità di vivere attraverso dei contatti fisici, anche il più scontato, quello tra genitori anziani e figli adulti.

Il distanziamento ci ha ridotti a “sopravvivere” con noi stessi e con le poche persone care che vivono con noi all’interno delle mura familiari, avendo la possibilità di rafforzare rapporti familiari, di creare nuove complicità cercando di recuperare il tempo perduto e creando così un’energia positiva che possa rigettarsi in nuove speranze.

Nuove speranze che dovranno essere perseguite, soprattutto da noi adolescenti, che non dobbiamo lasciarci andare alle incertezze che questa situazione ci sta porgendo, bensì saper reagire e sfruttare tutti gli insegnamenti appresi per poter ritornare ad una normalità migliore.

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