La dolcezza e la professionalità, con cui il professor Daniel Lumera e la scienziata Immaculata De Vivo - entrambi collegati da remoto su maxischermo con il pubblico dell'Auditorium della Mole Vanvitelliana di Ancona, hanno presentato un’emozionante relazione sulla Gentilezza, hanno fatto sì che tutto ciò che uscisse dalla loro bocca, attraverso le parole, fosse credibile ed interessante.

Il termine “gentilezza” deriva dal concetto di “gens romana”: la famiglia, secondo una delle più importanti popolazioni nella storia, con una suddivisione precisa dei doveri di cura. Ed ecco che, in una parola così tanto pronunciata ma meno resa concreta, ritroviamo il concetto di Cura.

Abbiamo vissuto, senza dubbio, un periodo di forte instabilità emotiva, ci sentivamo come equilibristi nella esatta metà del loro percorso, quando la corda si fa pesante e risalire diventa complicato: il rischio di pensare solo e soltanto al proprio cammino, eliminando ogni occasione di attenzione verso l’altro, è diventato grande. Ci siamo fatti appesantire da una paura quasi incontrollabile e che, come ci ha spiegato la scienziata Immaculata De Vivo, ha automaticamente indebolito il nostro sistema immunitario.

La Gentilezza, come la meditazione e l’Ottimismo possono essere considerate “medicine naturali”: è scientificamente provato che uomini e donne, che praticano atti di cura nei confronti dell’altro e che hanno una visione positiva del mondo, abbiano telomeri più lunghi e una reazione alle cure immediata.

Molti scienziati, scettici riguardo teorie non strettamente legate alla medicina, non hanno mai preso in considerazione ipotesi di questo genere; Immaculata De Vivo, con Daniel Lumera, si sono invece impegnati per rendere concrete e credibili nuove forme di cura, che comprendano anche quello che è un “benessere mentale”.

È affascinante scoprire che, attraverso la bella musica, una camminata all’aria aperta, una corretta alimentazione, si possano modificare piccole parti di DNA, importanti, indubbiamente, per la nostra salute.

Noi ragazzi abbiamo vissuto un fortissimo trauma: come sottolineava Daniel Lumera, abbiamo assistito ad una grande “separazione di massa”; per un lungo periodo ciò che, in modalità diverse abbiamo vissuto, è stato un continuo allontanamento.

Io e l’altro, Io e tutto ciò che “Io non sono”.

Osserviamoci, quindi, e cerchiamo il modo migliore per “curarci” vicendevolmente: non possiamo abbracciarci ma scambiarci sguardi gentili, sì. E poi, prima ancora di guardare l’altro, guardiamo noi stessi e curiamoci con gentilezza, rendiamoci felici.

“Non puoi essere gentile con l’altro se non lo sei con te stesso, è tutta una questione di “dare e ricevere”.

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