Chiara Giaccardi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Cattolica di Milano, ha posto al centro della sua lectio il moto rivoluzionario del periodo che stiamo vivendo.

Pandemia e paura collettiva hanno influenzato in maniera evidente l’approccio umano nei confronti dell’altro. La relazione, sebbene sia diventata causa di rigidità per coloro che sono stati colpiti particolarmente da questo periodo storico, è necessaria all’uomo.

La professoressa Giaccardi sottolinea, attraverso la citazione di John Donne “Nessun uomo è un’isola”, che l’essere umano “È” relazione: si nutre di questa e, come linfa necessaria al sostentamento, rende possibile l’Istituzione dell’essere.

Un momento di movimento tale, visto attraverso occhi adolescenziali, ha significato un’ennesima occasione di analisi: la possibilità, per coloro che stanno cercando punti di riferimento, di mettersi in discussione. Un processo di “meta-stabilizzazione”, come lo definisce Chiara Giaccardi, che può essere considerato il cuore della formazione del dialogo.

Un dialogo in costante mutazione, aggiornamento: la bellezza della complessità umana si basa sulla possibilità, esperienza e necessità di aprirsi a nuovi punti di vista e allontanarsi da un unico e solo criterio. La pandemia ci ha permesso di valutare alternative alla direzione “originaria” e, tramite un processo di trasduzione, costruire dalle incompatibilità nuove forme di vita.

Cosa spetta a noi? Quale passaggio di questo consistente processo formativo appartiene all’essere umano in quanto Relazione?

Immaginare: tentare di guardare oltre ciò che c’è, definire e autodefinirci in un contesto transindividuale, intuire nuovi percorsi per individuarci e coindividuarci.

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