Aldo Becce, psicoanalista italo-argentino, è stato capace attraverso la sua grande umanità ed esperienza di toccare l’anima in continua mutazione degli ascoltatori, attraverso parole giuste ed attente.

Con la definizione di trauma come una “grande ferita narcisistica” il relatore ha riportato una visione completa di ciò che, in questo lungo periodo di assenza, è stato provocato in bambini e adolescenti. I protagonisti del cambiamento, gli elementi che per definizione mutano – i giovani – hanno affrontato una sfida distante dalla loro natura. Se, infatti, la tendenza di coloro che si trovano in un momento di transizione è quella di allontanarsi dall’isola che li ha da sempre tenuti a galla (la famiglia) la costrizione opposta del dover convivere con quest’ultima ha generato emozioni contrastanti.

Il ritmo frenetico della quotidianità, quel vortice che, fino a marzo 2020, è funto da piedistallo per un ritmo incalzante di impegni ed abitudini è poi divenuto un ricordo lontano. Ci fu tempo: per pensare, analizzare, osservare, rielaborare. Ci fu un distacco completo dalla normalità.

Quanto ci siamo interrogati sul significato di questa parola. Echeggia nel termine “normalità” un vocabolo apparentemente stonato: “Norma”. Chi ci impone una normalità? Chi ci ha, fino ad ora, costretti ad accettare un ritmo assillante pur di vivere attivamente?

Becce non fornisce risposte ma analisi accurate riguardo il modo in cui, effettivamente, chi poteva essere considerato “disarmato” ha deciso di reagire.

Luigi Manconi, nella sua lectio “Assembrare, costruire, ricostruire”, ha evidenziato lo stretto legame tra la politica (l’arte della costruzione del mondo) e la sfera corporale. Così questi concetti si sposano perfettamente: la fisicità, anche in questo caso legata alla presenza di familiari con cui condividere tempi infiniti, ha dettato le reazioni di bambini e adolescenti. È interessante notare come nel primo caso ci sia un completo attaccamento alle figure familiari, che donano sicurezza alla piccola creatura ma che annientano il progressivo adattamento all’assenza di un’ancora, nel secondo caso sia stata notata la necessità di “auto-determinazione”. E, anche qui, tutto parte dalla manifestazione di indipendenza nei confronti delle scelte fisiche e corporali.

Ci siamo trovati di fronte a fantasmi, completamente disarmati: la morte, la paura, l’impotenza, la sopravvivenza senza mezzi specifici, la disinformazione e l’incapacità di informazione. Per questo motivo l’adolescente ha cercato un distacco drastico, simile all’allontanamento tipico del fine vita: Aldo Becce lo definisce proprio il mezzo del giovane per presentare al genitore la possibilità di un’indipendenza che, nel tempo della vita, giungerà prima o poi.

La contrapposizione tra il distacco e l’aggregazione è immediata: come si sente la necessità dichiarare autonomia, così la convivenza di gruppo è “ostetrica”. Quindi ritorna l’idea chiave che è proprio alla base dell’umanità: la continua ricerca di una fisicità unitaria.

È così vero il concetto con cui Aldo Becce ha deciso di concludere la sua lectio, che si basa sulla etimologia della parola “opportunità”: composta da “Ob” e “Portus” descrive il vento che permette alle navi di entrare all’interno di un porto. Così dovremmo accogliere ciò che la vita ci presenta e ci pone, più o meno delicatamente, sulle mani: come se la terra che stessimo per toccare fosse straniera, in punta di piedi.

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